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	<title>Centro di psicologia ad indirizzo clinico e dell&#039;età evolutiva e psicoterapia. Dott.ssa Patrizia Tombaccini e Dott.ssa Tatiana Parma &#187; bambini</title>
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	<description>Psicologia Treviso - Studio di Psicologia e Psicoterapia  -  Carbonera</description>
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		<title>Concepire un bambino ed il  bisogno esistenziale di immortalità</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 13:42:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Psicologi a Treviso © - Quando si pensa alla parola “concepire”, immediatamente si associa l’immagine di una coppia, di una donna con il pancione o di una mamma con il suo bambino. Non si pensa, invece, che il concepimento non è &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/tatiana-parma/concepire-un-bambino-ed-il-bisogno-esistenziale-di-immortalita/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="color: #ff4b33; line-height: 24px; font-size: 16px;" href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-113" title="psico" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it">Psicologi a Treviso</a> ©</strong> - Quando si pensa alla parola “<strong>concepire</strong>”, immediatamente si associa l’immagine di una coppia, di una donna con il pancione o di una mamma con il suo bambino. Non si pensa,<strong> invece</strong>, che il concepimento non è semplicemente un atto fisico: prima di tutto, infatti, un bambino viene pensato, si crea quindi una <span id="more-164"></span> rappresentazione del nascituro. <strong>Il verbo</strong> “<strong>concepire</strong>” rende molto bene questo concetto: è sinonimo sia di pensare, ritenere (aspetto psicologico), che procreare (aspetto fisico), ma i suoi significati vanno ancora più in profondità. Il termine deriva <strong>dal latino concipio</strong>, che significa “prendere insieme, accogliere, immaginarsi, aspirare a…”.<br />
Tutto ciò richiede un’ulteriore competenza: la progettualità; per procreare è necessario, infatti, <strong>possedere il senso del futuro</strong>, riuscire cioè ad anticipare, a guardare avanti, ponendosi degli obiettivi che guidino l’azione e le diano senso.<br />
<strong>In gravidanza</strong> il corpo di una donna si trasforma e parte del suo passato e della sua storia vengono attivati e ri-significati alla luce dell’esperienza presente, per questa ragione è importante fornire un aiuto anche a livello psicologico. <strong>Una madre</strong> è, infatti, una donna molto speciale, diversa da una donna che non ha figli. Già durante le gestazione, cambia il suo modo di pensare e di rapportarsi a sua madre: a livello rappresentativo la propria madre diventa una figura fondamentale di identificazione.<strong><br />
Anche il partner</strong> è visto più come padre che come uomo: in questo periodo diminuisce l’interesse sessuale e anche quello per la competizione e il potere.<br />
<strong>Alla nascita</strong> del bambino, la preoccupazione materna primaria di mantenerlo in vita fa sì che il piccolo sia posto al centro di tutto, facendo passare in secondo piano bisogni e desideri individuali.<br />
Tutto quello che stato detto finora può essere utile a comprendere il preoccupante fenomeno della crescita zero che, complice le crisi economica, sta interessando il nostro paese. Il non voler generare bambini può, infatti, essere letto alla stregua di un disturbo depressivo. Il tempo della depressione è infatti un tempo dilatato, immobile, privo di futuro e quindi di creatività. <strong>Quando si genera una nuova vita</strong>, invece, si trasmette parte di noi, del nostro patrimonio genetico. Si crea, quindi, un filo invisibile, che viene arricchito nel tempo da tutti quegli scambi relazionali, che concorreranno a formare la personalità del bambino.<br />
Sapere di poter <strong>procreare</strong> rimane, anche per chi non desidera dei figli, un aspetto fondante della propria esistenza. Il fantasma della sterilità e dell’impotenza, intesa sia a livello fisico che mentale (non essere fertili, non essere creativi), è strettamente connesso alla depressione e all’isolamento. <strong>Per questa ragione</strong> bisogna usare cautela con chi deve subire isterectomie, mastectomie, prostatectomie. Non è solo un pezzo di sé che viene asportato, ma tutto ciò che rappresenta a livello simbolico e inconscio. L’incidenza di patologie di tipo depressivo aumenta negli individui più sensibili e non sufficientemente preparati a questo tipo di interventi.<br />
Come soddisfare, quindi, il nostro <strong>bisogno esistenziale di immortalità</strong>? Essere una persona che si pro-getta nel mondo e si vive le sue relazioni in modo autentico, fare bene il proprio lavoro, essere un buon figlio, un buon fratello, un buon amico, essere una persona che ama e si fa amare… con o senza figli.</p>
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		<title>I disturbi dell&#8217;apprendimento, i deficit attentivi e le iperattività in età scolare</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 11:40:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Psicologi a Treviso © - Disturbi di apprendimento, deficit attentivi, iperattività. Alcuni bambini, con l’ingresso nella scuola primaria, manifestano difficoltà nell’apprendimento della letto-scrittura (dislessia) e dei numeri (discalculia), spesso accompagnate da difficoltà attentiva e iperattività. Generalmente sono gli insegnanti a segnalare tali &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/tatiana-parma/treviso-psicologa-carbonera-i-disturbi-dell-apprendimento-deficit-attentivi-e-le-iperattivita-in-eta-scolare/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="color: #ff4b33; line-height: 24px; font-size: 16px;" href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-113" title="psico" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it">Psicologi a Treviso</a> ©</strong> - Disturbi di apprendimento, deficit attentivi, iperattività. <strong>Alcuni bambini, con l’ingresso nella scuola primaria</strong>, manifestano <strong>difficoltà nell’apprendimento</strong> della letto-scrittura (dislessia) e dei numeri (discalculia), spesso accompagnate da difficoltà attentiva e iperattività. <strong>Generalmente</strong> sono <span id="more-110"></span>gli insegnanti a segnalare tali problemiai <strong>genitori</strong>, che spesso vivono la <strong>difficoltà</strong> del figlio come una colpa per averlo messo al mondo “difettato” o per<br />
averlo educato male. <strong>Un bambino che non impara o non obbedisce</strong> mette così a dura prova la pazienza e l’autostima di chi gli sta intorno. Si crea, quindi, un circolo vizioso in cui adulti e minori si comunicano, reciprocamente, amplificandoli, nervosismo, frustrazione, impotenza.<br />
Questi ragazzini arrivano dallo psicologo per essere testati con i reattivi in uso nei servizi per l’età evolutiva e, se risultano positivi, certificati come bambini con handicap più o meno gravi.<br />
<strong>La certificazione</strong> rimane, tuttavia, una lama a doppio taglio, in quanto demotiva il piccolo all’apprendimento e l’educatore all’insegnamento. Si crea, così, una “profezia che si autoavvera”: minori stimolazioni equivalgono, infatti, a minori possibilità di recuperare le lacune e di acquisire nuove conoscenze.<br />
Lo stesso discorso vale per i bambini “vivaci”, diagnosticati come “iperattivi”. L’iperattività, vissuta alla stregua di una malattia organica, solleva i genitori dall’idea di aver educato male il figlio, ma trasforma quest’ultimo in un malato da curare (spesso con farmaci), impedendo una lettura sistemico-relazionale dei suoi comportamenti (cosa comunicano?).<br />
<strong>Come psicologi</strong> siamo chiamati a fare diagnosi e sollecitare interventi, consapevoli, tuttavia, di quanto possano incidere le nostre azioni sullo sviluppo futuro e sullo stile di vita degli individui che stiamo trattando. Per questa ragione consideriamo i risultati dei test solo un punto di partenza e non la conclusione del percorso diagnostico.<br />
<strong>Ci interessa</strong>, invece, lavorare sulla zona di sviluppo potenziale (Vygotskij), quell’area, cioè, in cui il bambino viene stimolato a fare nel rapporto uno a uno con un adulto significativo. I risultati scolastici migliorano notevolmente, se si riesce a creare una relazione empatica, in grado di stimolare la curiosità e la capacità di soluzione dei problemi.<br />
Si crea, così, un circolo virtuoso in cui le prove superate vanno a migliorare il senso di autoefficacia e la fiducia nelle proprie capacità, rafforzando anche la capacità di autocontrollo.<br />
Nello specifico, <strong>dopo un colloquio iniziale con i genitori</strong> e aver eseguito i test necessari, si propongono una serie di incontri, a cadenza settimanale, orientati alla stimolazione cognitiva e al contenimento affettivo del bambino. Se necessario si richiede un colloquio anche con gli insegnanti, in modo da coordinare gli interventi e renderli ancora più efficaci.<br />
<strong>Nella nostra esperienza</strong> tutti i bambini hanno beneficiato di tali interventi, riscendo a mantenere i livelli raggiunti e proseguire nel loro percorso scolastico e di vita.</p>
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