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	<title>Centro di psicologia ad indirizzo clinico e dell&#039;età evolutiva e psicoterapia. Dott.ssa Patrizia Tombaccini e Dott.ssa Tatiana Parma &#187; genitorialità adottiva</title>
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		<title>La genitorialità adottiva</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 13:01:22 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/11/psico4-150x15012.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-294" title="psico4-150x1501" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/11/psico4-150x15012.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La fantasia, il desiderio, di diventare genitori ha origini remote. La genitorialità è una <em>funzione dell&#8217;Io </em>presente in tutte le persone, che si sviluppa intorno al settimo/nono mese di vita, quando cioè i bambini giungono gradualmente a rendersi conto di un fatto fondamentale: che le <em>esperienze della loro vita interiore sono potenzialmente condivisibili con altri</em>. L&#8217;acquisizione di questa capacità è alla base dello sviluppo dell&#8217;<em>empatia</em>: il bambino comincerà infatti a vedere che la madre può avere i suoi stessi bisogni e proverà piacere nel vederli soddisfatti.<span id="more-264"></span><br />
In età adulta comincia a farsi sentire la volontà di concretizzare il desiderio di genitorialità; un figlio rappresenta, infatti, una sorta di testamento, un modo per assicurarsi una discendenza biologica e di tramandare un ricordo di se stessi. La peculiarità dell&#8217;adozione è che essa implica un passaggio di consegne dai genitori naturali ai genitori adottivi. Siamo di fronte a due coppie molto particolari: una con scarso istinto genitoriale, ma che è in grado di dare la vita; l&#8217;altra, che desidera un bambino da educare, ma che non può avere figli propri.<br />
Nel primo caso la letteratura riporta pochissimi lavori su tematiche quali il rifiuto e il rigetto (abbandono dei figli, aborti, infanticidio, violenze sui minori), probabilmente si tratta di tematiche così intense e cariche di conflittualità, da renderne difficoltoso l&#8217;approfondimento.<br />
Che dire invece di coloro che decidono di diventare genitori attraverso l&#8217;adozione? “<em>Adottare”</em> è sinonimo di “<em>scegliere”, </em>ma non sempre appare come una scelta. Per molte coppia, infatti, diviene un ripiego, l&#8217;ultima soluzione possibile per soddisfare un bisogno di genitorialità frustrato. Secondo la teoria psicodinamica il <em>bisogno</em> è una situazione di necessità, condizione di fondo per l’esistenza stessa dell’individuo, il <em>desiderio</em>, invece, nasce dalle tracce mnestiche dell’esperienza di soddisfacimento dei bisogni. Quando il desiderio si fa bisogno si viene a perdere la capacità immaginativa, l’azione si sostituisce al pensiero e si annullano le distanze tra il Sé e l’oggetto (investimento narcisistico).<br />
Spesso, alla base della richiesta di adozione, c’è il vissuto doloroso di non riuscire ad avere figli propri. Molte coppie impiegano diverso tempo prima di arrivare a questa conclusione, in genere gli anni che precedono la domanda sono costellati da svariati tentativi di concepimento e sono punteggiati da speranze e delusioni. Alcuni si sottopongono anche ad interventi chirurgici e ad inseminazione assistita. Il bambino che non arriva diventa sempre più necessario per colmare un vuoto, curare una ferita. È necessario riuscire ad elaborare questo conflitto, verbalizzarlo, affinché non si trasformi in agito. Questo è il momento più doloroso che deve affrontare una coppia che decide di intraprendere l’iter adottivo, perché deve fare i conti con le emozioni e le motivazioni meno nobili e più ansiogene alla base della loro richiesta.<br />
Secondo alcune ricerche (Rosati, 1988), tra le tipologie di coppie aspiranti all’adozione ci sono per la stragrande maggioranza (88,9%) coppie <em>senza</em> figli naturali, solo per una piccola parte (7,7%) coppie con figli naturali e (3,4%) coppie che hanno già dei figli adottivi e desiderano adottarne un altro.<br />
La <strong><em>sterilità</em></strong> è sicuramente la motivazione principale riportata da coloro che fanno domanda di adozione. La difficoltà a concepire un bambino viene vissuta come un’imperfezione, un danno al proprio corpo, che genera ansia e sensi di colpa. Nella dizione italiana si distingue tra <em>sterilità</em>, ossia l’impossibilità definitiva a concepire e <em>infertilità</em>, vale a dire l’impossibilità di portare a termine una gravidanza. A questo proposito si valuta che le coppie portatrici di difficoltà procreative rappresentino il 15-20% della popolazione, dato, questo, che evidenzia l’ampiezza del fenomeno. Dagli studi esistenti si attesta che nel 40% dei casi questo dipenda da una patologia femminile, per un altro 40% da patologia maschile, mentre per il restante 20% da una patologia di coppia o sconosciuta o <em>sine causa</em>.<br />
Alla base delle difficoltà sconosciute, o senza causa apparente, si potrebbe ipotizzare l’influenza di fattori psicosomatici, in cui conflittualità non risolte o male elaborate vengono agite nel corpo anziché venire mentalizzate. La <strong><em>sessualità</em></strong> e i problemi ad essa connessi sono un aspetto molto importante e spesso poco studiato. Le coppie che si avvicinano all’adozione sono per i tre quarti passate attraverso la trafila della diagnosi e della cura della sterilità, le necessità cliniche e terapeutiche conducono spesso ad avere una sessualità quasi ed esclusivamente finalizzata ad una ricerca di una gravidanza, penalizzando così le componenti di ricerca del piacere nell’atto sessuale e prestando minor attenzione agli aspetti relazionali. Alcune volte la richiesta di adozione maschera una grava patologia della relazione: vi sono casi di matrimoni “non consumati” o di gravi difficoltà sessuali in cui tale richiesta viene fatta per nascondere a se stessi e agli altri il problema che ne è alla base.<br />
Con questo non si vuole, né si deve stigmatizzare le coppie sterili per il loro desiderio di avere un figlio, che è il più naturale che un uomo e una donna possa avere. Ma è importante che l’evento critico <em>sterilità </em>sia stato elaborato, pur con difficoltà e sofferenza, in modo tale che coppie possano arrivare all’adozione in piena libertà e non spinte unicamente da una situazione di frustrazione.<br />
La richiesta di adozione nelle coppie che hanno già figli viene fatta, in genere, per il desiderio di  avere una famiglia numerosa, che però viene frustrato dalle difficoltà a procreare nuovamente. In questi aspiranti genitori si assiste spesso ad un’idealizzazione della propria famiglia d’origine, composta da tenti figli, a cui si aggiunge il desiderio di dare affetto ad un bambino meno fortunato. A livello latente sono però individuabili motivazioni di tipo più compensatorio, tendenti al raggiungimento o al mantenimento di equilibri interni al nucleo familiare e necessari all’esistenza dello stesso.<br />
Essere genitori è un compito tanto meraviglioso quanto difficile, che mette costantemente in discussione. Essere dei buoni genitori adottivi è ancora più complicato, poiché, alle tematiche connesse alla genitorialità naturale, si aggiungono quelle connesse all’iter adottivo e al bambino adottato. Per questa ragione, se si è davvero motivati ad adottare un bambino, bisogna avere effettuato un percorso in termini personali e di coppia sulle difficoltà insite nell’adozione e sulle problematiche connesse ai processi di genitorializzazione.</p>
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