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	<title>Centro di psicologia ad indirizzo clinico e dell&#039;età evolutiva e psicoterapia. Dott.ssa Patrizia Tombaccini e Dott.ssa Tatiana Parma &#187; rivelazione</title>
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	<description>Psicologia Treviso - Studio di Psicologia e Psicoterapia  -  Carbonera</description>
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		<title>La rivelazione al bambino adottato</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 16:46:50 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Tatiana Parma]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong></strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/11/psico4-150x15011.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-291" title="psico4-150x1501" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/11/psico4-150x15011.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Informare il bambino che è stato adottato è certamente il punto nodale del rapporto adottivo ed il nucleo attorno al quale si addensano tutti i problemi, i conflitti e le ansie che tale rapporto genera. Il racconto della storia della propria nascita contribuisce, per ciascuno di noi, a far luce su un periodo sconosciuto, ma di cui preserviamo una memoria emozionale. I genitori, traducendo in parole questo linguaggio arcaico, fatto di affetti-sensazioni, contribuiscono alla costruzione dell’identità del bambino. Per un genitore adottivo il compito è più difficile perché deve lavorare sul racconto della <em>verità narrabile</em>, ovvero la storia della <em>doppia nascita</em> del bambino.<span id="more-274"></span><br />
La verità narrabile non corrisponde alla cruda realtà dei fatti, spesso inaccessibile o parziale anche per i genitori adottivi, ma è una narrazione che rispetta la sostanza degli eventi, il linguaggio utilizzato è di tipo metaforico e parla al mondo emozionale del bambino. L’utilizzo di questo linguaggio risulta difficoltoso se i genitori non sono ancora riusciti ad elaborare il lutto per la non gestazione di quel bambino.<br />
La quasi totalità delle famiglie ritiene necessario informare i propri figli circa la loro condizione di adottivi, ma sono relativamente poche quelle che riescono a farlo nel modo più naturale. Spesso è il bambino stesso a manifestare segnali, quali fantasie e domande indirette, circa le proprie origini. La rivelazione <em>non</em> deve essere un fatto episodico, ma un <em>processo continuo</em>, in cui è necessario tenere presente la capacità del bambino di ricevere l&#8217;informazione e quella dei genitori di darla.<br />
Con l’introduzione della legge 149/2001, i genitori hanno ora l’obbligo di informare il figlio della sua condizione adottiva, la rivelazione non è più lasciata alla discrezione delle famiglie, ma viene regolata dalla legge. Inoltre il ragazzo che lo desideri, potrà accedere ad informazioni sulla propria famiglia d’origine compiuti i 25 anni d’età. Sarà interessante approfondire le implicazioni che tale disposizione avrà sul mondo interno di genitori e figli adottivi e su come verrà comunicata la <em>verità narrabile.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
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