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	<title>Centro di psicologia ad indirizzo clinico e dell&#039;età evolutiva e psicoterapia. Dott.ssa Patrizia Tombaccini e Dott.ssa Tatiana Parma &#187; Caritas Baby Hospital</title>
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	<description>Psicologia Treviso - Studio di Psicologia e Psicoterapia  -  Carbonera</description>
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		<title>Diario di un pellegrinaggio in Terra Santa.</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Sep 2013 15:16:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#60;Ai miei compagni di viaggio&#62;. Un pellegrinaggio in Terra Santa non è un semplice viaggio: è innanzi tutto un&#8217;esperienza esistenziale. La Bibbia dice che Gerusalemme fu costruita da Dio in opposizione a Babele, che invece fu costruita dagli uomini per &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/tatiana-parma/diario-di-un-pellegrinaggio-in-terra-santa-ai-miei-compagni-di-viaggio/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2013/01/psico4-150x15011.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-300" title="psico4-150x1501" alt="" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2013/01/psico4-150x15011.jpg" width="150" height="150" /></a><em>&lt;Ai miei compagni di viaggio&gt;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un pellegrinaggio in Terra Santa non è un semplice viaggio: è innanzi tutto un&#8217;esperienza esistenziale.<br />
La Bibbia dice che Gerusalemme fu costruita da Dio in opposizione a Babele, che invece fu costruita dagli uomini per se stessi. Per questa ragione rappresenta &#8220;l&#8217;occhio del mondo&#8221; ed è la sede delle tre grandi religioni monoteiste: Cristianesimo, Ebraismo e Islam. Gerusalemme è, quindi, la città degli uomini che, rinunciando alla loro <em>hybris</em>, decidono di affidarsi a un&#8217;entità superiore e infinita. Simbolo della Custodia francescana di Terra Santa è la croce cosmica, o croce di Gerusalemme: una croce greca, cantonata da altre quattro croci più piccole. Il numero quattro, che rimanda ai quattro punti cardinali e all&#8217;infinito sta a significare la presenza cosmica della potenza divina, oltre che ricordare la passione di Cristo e il suo dominio universale: le cinque croci (una grande e quattro piccole), infatti, simboleggiano le cinque piaghe di Gesù sulla croce.<br />
Non occorre essere credenti per subire il fascino di questa città. Gerusalemme incarna la storia del Mondo Antico: le sue culture, le sue contraddizioni. Gerusalemme è un caleidoscopio di sensazioni, idee, culture in costante equilibrio dinamico, pronte ad essere continuamente perturbate. Gerusalemme è la città in cui vizi e virtù umane vengono amplificati in modo esponenziale. Un luogo in cui si sperimenta un grandissimo senso di impotenza, di finitudine, ma anche di <em>pietas </em>per ciò che è la natura umana, con tutte le sue contraddizioni ed incoerenze. È questa <em>pietas</em> che mi rimane nel cuore, ora che sono ritornata a casa, ed è questa <em>pietas</em> che mi fa venire voglia di scrivere, da laica, queste memorie. Credo possano essere uno spunto interessante anche per un non credente e per chi, come me, lavora nel sociale.<span id="more-298"></span><br />
Il pellegrinaggio è iniziato ad Haifa, al Monte Carmelo, sede di un santuario mariano, in cui si trova la grotta di Elia, il profeta caro a tutte e tre le religioni, emblema del monoteismo e della lotta verso l&#8217;idolatria. Di fronte al santuario un monumento per ricordare che questo luogo non è solo l&#8217;ecumenico incontro di tre grandi credi, ma rappresenta anche i conflitti, le lotte e le stragi per appropriarsene.<br />
Si prosegue per Nazareth, il villaggio di Maria e di Giuseppe, in cui ha sede la Basilica dell&#8217;Annunciazione: la Chiesa delle chiese. L&#8217;Immacolata Concezione, al di là degli aspetti più mistici e religiosi, mostra un&#8217;idea di famiglia non convenzionale, quasi scandalosa. Maria rimane incinta prima di sposarsi: è quindi socialmente compromessa, se Giuseppe non riconosce il bambino. Maria, donna fuori dal comune, accetta di stare in una situazione scomoda e pericolosa per lei. Giuseppe, per amor suo e del bambino che porta in grembo, decide di credere alla verginità di Maria e alleva con amore il piccolo. Si parla poco di quest&#8217;uomo nella Bibbia: si narra, nei vangeli apocrifi, che Gesù tornò a Nazareth per riabbracciare il suo &#8220;buon vecchio&#8221;, in punto di morte, e tributargli tutto l&#8217;amore e la riconoscenza che si ha per un padre. Per questo mi piace considerare S. Giuseppe l&#8217;emblema della genitorialità adottiva e la Sacra Famiglia quello delle famiglie allargate e non sempre legittimate, nemmeno dalla stessa Chiesa Cattolica.<br />
Salendo sul Monte Tabor, &#8220;l&#8217;Alto Monte&#8221; citato nel Vangelo, si scorge un santuario circondato da alberi di pepe e ulivi: qui avvenne la Trasfigurazione di Gesù davanti ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Il miracolo della Trasfigurazione è la metafora della &#8220;guarigione&#8221;, intesa come progressivo raggiungimento di benessere, proprio come la intende l&#8217;OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). È, quindi, un inno alla speranza e alla fiducia nelle nostre parti buone, potenzialmente divine, un ottimismo terapeutico rispetto a quella che è, invece, la finitudine della natura umana. Questo atteggiamento è di per sé miracoloso: noi, operatori del sociale, non dobbiamo mai dimenticarcelo.<br />
Scendendo a Cana di Galilea si ricorda, invece, il primo miracolo di Gesù: la trasformazione dell&#8217;acqua in vino durante uno sposalizio. Miracolo incoraggiato da Maria, a cui obbedisce da figlio, accogliendo le sue sollecitazioni a mantenere viva la festa. Non è l&#8217;unico evento a cui parteciperà Gesù, i farisei lo accusavano di essere troppo &#8220;compagnone&#8221; e di frequentare brutti &#8220;giri&#8221;. Questo episodio ci mostra un Dio fatto uomo che gioisce con gli altri uomini e che sa divertirsi. Questo è un aspetto importante che viene preso in considerazione anche nel campo della salute mentale, accanto alla capacità lavorativa (funzionamento sociale). Gesù rappresenta, quindi, la persona &#8220;sufficientemente sana&#8221;, funzionale, integrata sia nella capacità di gioire, ma anche nella capacità di commuoversi ed emozionarsi. C&#8217;è un santuario a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, che ricorda il &#8220;Dominus Flevit&#8221;, ossia le lacrime di Gesù per la sua città e per le sorti disgraziate degli uomini, incapaci di capire il linguaggio dell&#8217;amore. Non è facile incontrare un Dio che piange. Queste lacrime ci dicono che si è veramente uomini quando si è in grado di commuoversi, la capacità di emozionarsi rende umani e divini allo stesso tempo. La compassione è un sentimento importante perché permette di uscire da se stessi e comprendere i punti di vista altrui, rendendo possibile il rispetto per le differenze, il dialogo e l&#8217;integrazione tra le culture. Sul Monte Hattin sorge il santuario francescano delle Beatitudini, in memoria del discorso che Gesù fece alla gente che giungeva per ascoltare i suoi insegnamenti. Le Beatitudini sono quindi una dimostrazione di vicinanza e d&#8217;incoraggiamento per le persone che soffrono.<br />
Gesù è stato un guaritore, un medico del corpo e dello spirito, ma al di là dei miracoli che ha compiuto, trovo sia interessante soffermarsi su ciò che diceva, da &#8220;medico-santone&#8221;, ai suoi &#8220;malati&#8221;. Giunto alla Piscina Probatica, alle cui acque una credenza giudaica attribuiva poteri terapeutici, un uomo disabile si lamenta perché non riesce a toccare le acque miracolose, perché nessuno lo aiuta e tutti gli passano davanti. Gesù allora gli chiede: <em>&#8220;Ma tu vuoi guarire? Allora alzati, prendi la tua barella e vai!&#8221;</em>, ossia: &#8220;Prendi ciò che sei, non lamentarti e vai avanti! Non sperare in grandi trasformazioni, impara a ottimizzare ciò che sei&#8230; ma, soprattutto, sei in grado di rinunciare ai vantaggi della tua condizione di malato?&#8221;. Il vero miracolo non è avere qualcuno che ci risolve i problemi, ma avere il coraggio di portare la propria &#8220;croce&#8221;, la propria &#8220;barella&#8221;, guardando non solo alle cose che mancano, ma anche alle nostre intrinseche potenzialità. Se crediamo di poter camminare, anche se zoppicando e a passi incerti,riusciremo anche noi a vivere e non semplicemente esistere.<br />
Chi si lamenta, avrà sempre dei motivi per lamentarsi e non vivrà mai bene, nemmeno quando potrebbe farlo. Nel campo della salute mentale, ma non solo, ci troviamo spesso a chiedere a nostri pazienti: &#8220;Ma tu vuoi guarire?&#8221;, perché non è sufficiente l&#8217;intervento dello psichiatra o dello psicologo per aiutarli a stare meglio. I medici solo un tramite perché ciò avvenga e non c&#8217;è miglioramento se non c&#8217;è reale motivazione al cambiamento. Spesso siamo così concentrati a voler cambiare le cose, che ci impediamo di capire perché sono quello che sono. Le malattie spesso si cronicizzano perché offrono al paziente designato alcuni &#8220;vantaggi&#8221; e lo deresponsabilizzano. Restituire la dignità al paziente significa essere utili, non dare aiuto. Nessuno può caricare &#8220;la nostra barella&#8221; per noi.<br />
Riconosco in queste riflessioni molti presupposti dell&#8217;approccio sistemico: essere umili (rinunciare alla propria <em>hybris</em> o supponenza), trattare con dignità ciascuna persona, semplicemente per il fatto che esiste, cercare di capire prima di giudicare, non essere rigidi e manipolatori, ma rispettosi degli individui e delle situazioni.<br />
Ho definito il pellegrinaggio in Terra Santa un&#8217;esperienza esistenziale per tutte queste considerazioni, ma anche per la situazione attuale che questo paese sta vivendo. Gerusalemme è divisa da muri e posti di blocco, le divisioni, inique, provocano odio e rancori: chi ha il potere lo esercita a discapito del più debole. Quest&#8217;ultimo reagisce all&#8217;odio con odio, in un gioco senza fine che produce solo morte e distruzione. In questi luoghi, santi e maledetti allo stesso tempo, non si può che stare in silenzio, come Gesù nel deserto, perché è solo nel silenzio che si può esercitare la propria capacità di ascolto e, forse, alimentare sentimenti di pace e perdono: la voce del silenzio, si dice, è la voce di Dio.<br />
Un piccolo miracolo, in questa &#8220;Babele&#8221;, è il <em> Caritas </em><em>Baby </em><em>Hospital</em>, unico ospedale pediatrico della Cis-giordania che, nonostante i muri e le divisioni, riesce a curare e sostenere i bambini palestinesi di tutte le razze e religioni, nel rispetto delle differenze e dei credi di ciascuno. I muri e lo stato di isolamento a cui sono sottoposti i Palestinesi favoriscono i matrimoni tra consanguinei e le malattie genetiche sono molto diffuse. Le donne continuano a rimanere incinte perché è solo il loro status di madri che le legittima di fronte alla società, ma hanno altissime probabilità di generare altri figli malati. Queste suore e questi medici, senza giudicare, fanno quello che possono per garantire la qualità della vita di questi bambini. Il loro preziosissimo lavoro mi ricorda la parabola dei semi di senape: <em>&#8220;Il regno di Dio è come un granellino di senapa che, quando viene seminato, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra.&#8221;</em> (Marco 4, 30-32). Questo è il fascino miracoloso della Terra Santa.</p>
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