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	<title>Centro di psicologia ad indirizzo clinico e dell&#039;età evolutiva e psicoterapia. Dott.ssa Patrizia Tombaccini e Dott.ssa Tatiana Parma &#187; perdita</title>
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	<description>Psicologia Treviso - Studio di Psicologia e Psicoterapia  -  Carbonera</description>
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		<title>Il bambino adottato</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 12:51:49 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Tatiana Parma]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/11/psico4-150x15013.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-296" title="psico4-150x1501" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/11/psico4-150x15013.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;adozione è l&#8217;incontro tra una coppia che, generalmente, non riesce a procreare il figlio tanto desiderato e un bambino che, abbandonato o maltrattato non può vivere o continuare a vivere con i propri genitori. Vengono dichiarati in stato di adottabilità i minori che si trovano in stato di abbandono, perchè privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi. Questa situazione non deve avere carattere transitorio (art.8 legge 149/2001). La legge italiana (art 1 legge 149/2001) stabilisce infatti il diritto del minore alla propria famiglia. Gli Enti locali, nell&#8217;ambito delle proprie competenze e nel limite delle proprie risorse, sono tenuti ad intervenire con misure specifiche per rimuovere le cause economiche, personali e sociali che impediscono alla famiglia di risolvere i propri compiti.<span id="more-260"></span><br />
Nei casi di rinuncia dichiarata ad esercitare la propria patria potestà o di morte dei familiari, risulta meno problematico per il giudice prendere atto dello stato di abbandono del minore e dichiararne l&#8217;adottabilità. Spesso, invece, si deve decidere di allontanare un bambino da un ambiente carente o cattivo, in questi casi molto è lasciato alla discrezionalità del magistrato, che si trova a dover scegliere tra varie alternative. L&#8217;allontanamento del bambino dal suo ambiente è un intervento estremo e spesso stigmatizzato dall&#8217;opinione pubblica che idealizza la sacralità dei legami di sangue e l&#8217;immagine della famiglia come luogo in cui tutto può e deve ssere ricomposto. L&#8217;interesse per il minore deve comunque essere prioritario rispetto a queste considerazioni, qualsiasi provvedimento si decida, esso deve rispettare e tutelare il suo diritto a crescere in una famiglia che lo accolga e lo tratti in tutto e per tutto come un figlio.<br />
Il fanciullo abbandonato è quindi un bambino messo <em>al bando</em>, senza alcun riferimento parentale in grado di proteggerlo, contenerlo e prendersi cura di lui. Bowlby, in &#8220;<em>Costruzione e rottura dei legami affettivi</em>&#8221; (1982), attribuisce un significato estremanente patogeno alla perdita delle figure di attaccamento. Nell&#8217;infanzia, infatti, il bambini dispone solo di difese molto primitive, quali la <em>scissione </em>e la <em>repressione</em>, per fronteggiare tale evenienza, inoltre, fino alla metà del secondo anno, non è in grado di sviluppare l&#8217;eleborazione simbolica necessaria per dare un senso ai suio vissuti. L&#8217;autore propone diversi studi in cui la rottura dei legami affettivi nell&#8217;infanzia è correlata a sucessive sindromi psichiatriche quali la <em>sociopatia</em> e la <em>depressione</em> e a sintomi come la <em>delinquenza</em> e il <em>tentato suicidio</em>.<strong><em><br />
L&#8217;adozione si configura come il passaggio da una vita ad un&#8217;altra</em></strong>.<strong> </strong>L&#8217;incontro con la nuova famiglia rappresenta, quindi un <em>fattore protettivo</em> rispetto ai pericoli sopracitati. L&#8217;incontro con la nuova famiglia è spesso caratterizzato da un <em>idillio</em> iniziale, si tratta di una sorta di luna di miele, un momento di simbiosi necessario ad entrambe le parti e che contraddistingue i legami affettivi più importanti. Questa fase regressiva è un passaggio obbligato per consolidare la relazione e stabilire la fiducia di base necessaria al successivo sviluppo del soggetto. Un vissuto di <em>sicurezza</em> è infatti la condizione fondamentale per permettere al bambino di individuarsi e separarsi dai genitori. Questo secondo momento è molto critico, perché tutto il passato, che sembrava essere dimenticato, riaffiora. Un ricordo degli eventi precedenti l&#8217;adozione è infatti sempre presente, anche nei casi di minori adottati piccolissimi, si tratta però di una <em>memoria emozionale, </em>che parla un linguaggio arcaico e preverbale.<br />
Per questa ragione molti autori si sono interrogati se questi soggetti, a causa dei loro vissuti traumatici, fossero effettivamente una popolazione a rischio clinico. C&#8217;è chi afferma che gli adottati siano più vulnerabili della popolazione generale per quanto concerne i problemi di identità e che tali problemi si manifestino particolarmente nella tarda adolescenza  e nella giovinezza. Altri sottolineano la frequenza di persona depresse e dal comportamento ribelle e individuano, in entrambi i casi, un vissuto dell&#8217;adozione come qualcosa di doloroso, vergognoso, segreto.<br />
Le difficoltà a ricordare il proprio passato sono abbastanza diffuse tra questi soggetti e provocano un senso di confusione e frammentarietà che si ripercuote anche nelle rappresentazioni dello spazio e del tempo, parametri fondamentali per la coscienza di sé in quanto &#8220;esseri nel mondo&#8221;. Questo incide non solo sul senso di identità, ma anche sulle capacità cognitive: si ipotizza infatti che le difficoltà di apprendimento e di attenzione, nei bambini adottati, siano dovute principalmente al conflitto circa il non volere-potere ricordare la storia della propria vita.<br />
Le proprie radici possono essere ritrovate se, accanto al bambino, c&#8217;è la presenza di genitori contenitivi e rassicuranti. Tutti noi abbiamo dovuto elaborare la storia delle nostre origini e tutti noi abbiamo dovuto affrontare le angosce sottostanti. La capacità di accompagnare il bambino in adozione dipenderà anche dalla  capacità di capire a affrontare questi fantasmi.</p>
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		<title>Il lutto</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2012 13:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Patrizia Tombaccini]]></category>
		<category><![CDATA[elaborazione lutto]]></category>
		<category><![CDATA[Il lutto]]></category>
		<category><![CDATA[perdita]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si perde qualcosa di valore, ci si rammarica, si è tristi, infastiditi, nervosi. In questo caso la perdita riguarda l’avere, il possesso sulle cose. Quando si perde qualcuno, un proprio caro, la perdita ci trafigge, è dentro la nostra persona: &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/patrizia-tombaccini/il-lutto/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/11/psico4-150x1501.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-202" title="psico4-150x150" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/11/psico4-150x1501.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quando si perde qualcosa di valore, ci si rammarica, si è tristi, infastiditi, nervosi. In questo caso <em>la perdita</em> riguarda l’<strong>avere</strong>, il possesso sulle cose. Quando si perde <em>qualcuno, </em>un proprio caro, la <em>perdita ci trafigge, è dentro la nostra persona: </em>riguarda l’<strong>essere</strong>.<br />
Il lutto è un evento di natura psicologica che può esere elaborato in sede clinica. Dopo una prima fase di <em><strong>torpore</strong>, </em>in cui non si realizza cosa sia effettivamente successo, iniziano le tre fasi di elaborazione vere e proprie, che sono: <strong><em>la protesta, la disperazione, il distacco</em></strong>.<br />
Dopo essersi resi conto dell’infausto evento, chi resta comincia ad <em>arrabbiarsi, </em>col destino, con la vita, con le persone intorno, con il defunto che l’ha lasciato. Resosi conto che nulla è come prima, il soggetto cade nella più profonda disperazione. Capisce che è veramente <em>“finita” </em>e si sente smarrito, perso, senza volontà (depressione post-luctum). Questa è certamente la fase peggiore da sopportare che può imprigionare l’individuo in una patologia psichica importante. Dopo circa sei mesi (tempo medio) si inizia ad interiorizzare la persona, a sentirla dentro: siamo giunti alla fase del <em>distacco. </em>L’evento luttuoso ha perso quelle tinte forti ed insopportabili.<br />
Rientrano nei momenti critici, in cui è necessaria l’elaborazione di un lutto, anche la fine di una storia d’amore o d’amicizia.</p>
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