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	<title>Centro di psicologia ad indirizzo clinico e dell&#039;età evolutiva e psicoterapia. Dott.ssa Patrizia Tombaccini e Dott.ssa Tatiana Parma &#187; Stress</title>
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	<description>Psicologia Treviso - Studio di Psicologia e Psicoterapia  -  Carbonera</description>
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		<title>I problemi di lavoro: disoccupazione, fallimenti, conflitti, mobbing</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 13:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Patrizia Tombaccini]]></category>
		<category><![CDATA[Difficoltà di relazione]]></category>
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		<description><![CDATA[I problemi di lavoro: disoccupazione, fallimenti, conflitti, mobbing. Il lavoro (dal latino labor: “fatica, sforzo”) è una componente importante della nostra identità. &#60;Chi sei?&#62;, &#60;Cosa fai nella vita?&#62;, sono le domande che più spesso ci capita di fare quando conosciamo per &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/patrizia-tombaccini/i-problemi-di-lavoro-disoccupazione-fallimenti-conflitti-mobbing/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="color: #ff4b33; line-height: 24px; font-size: 16px;" href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-113" title="psico" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>I problemi di lavoro: <strong>disoccupazione</strong>, <strong>fallimenti</strong>, <strong>conflitti</strong>, <strong>mobbing. </strong><strong>Il lavoro</strong> (dal latino <em>labor</em>: “fatica, sforzo”) è una componente importante della nostra identità. <em>&lt;Chi sei?&gt;, &lt;Cosa fai nella vita?&gt;,</em> sono le domande che più spesso ci capita di fare quando conosciamo per la prima volta qualcuno. Non è difficile, quindi, <span id="more-161"></span> comprendere come le difficoltà che incontriamo nell&#8217;ambiente lavorativo possano ripercuotersi sul nostro funzionamento psico-fisico, andandone ad alterare gli equilibri e predisponendoci a tutta una serie di disagi e malattie psicosomatiche. <strong>Il lavoro</strong> comporta sudore e fatica, ma ci conferisce anche una dignità e uno status agli occhi della società, ci fa sentire <em>ri-conosciuti</em>.La Repubblica Italiana sancisce nell’articolo 1 della Costituzione questo diritto inalienabile, su cui fonda la sua stessa esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando si perde il lavoro</strong>, o non si trova, si è più soggetti a sviluppare patologie di tipo depressivo, proprio perché viene a mancare quel senso di integrità e riconoscimento sociale che garantisce un’attività remunerata. Negli ultimi mesi, complice la crisi economica, è aumentato il tasso di suicidio tra i piccoli imprenditori. Le vittime: gente cresciuta nella cultura dell’<em>homo faber</em>, della ricompensa alle proprie fatiche, della fiducia spropositata nelle capacità umane e nella ricchezza… <strong>Gente che non è riuscita</strong>, proprio perché non ha mai contemplato l’insuccesso, a gestire il fallimento della propria attività, con cui si era totalmente identificata. Per noi professionisti del sociale è importante, oltre ad essere un imperativo etico, riuscire a fornire un sostegno e degli interventi concreti per questa persone a rischio suicidario.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altri disagi</strong> coinvolgono i rapporti con i colleghi e con i capi, la gestione delle incombenze, la divisione dei ruoli. Nell’esperienza di lavoro si mettono in gioco le proprie premesse personali, le problematiche connesse alla nostra identità e al valore che ci viene attribuito. Se l’autostima è bassa si cercherà di ottenere maggior consenso e approvazione, a volte facendo più di quanto venga richiesto o comporti il contratto lavorativo. Si innescherà un <strong>circolo vizioso</strong>, in cui più si fa e più è naturale che si faccia, generando nella persona un senso perenne di frustrazione. Altre volte ci si metterà in competizione con i colleghi, esacerbando invidie, ripicche, gelosie.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è facile trovare<strong> le strategie giuste</strong> per andare d’accordo, poiché ogni gruppo di lavoro ha le sue caratteristiche, storie, finalità. Per questa ragione riteniamo utile leggere le problematiche che ci vengono riportate in chiave sistemica, inserendole, cioè, nel contesto peculiare in cui si sono sviluppate. Spesso le <strong>difficoltà di relazione</strong> sono connesse alle difficoltà do comunicazione; è importante, quindi, affinare queste competenze e migliorare la propria assertività (essere cioè propositivi, ma non impositivi).</p>
<p style="text-align: justify;">Da un punto di vista<strong> psicodinamico</strong> è invece utile lavorare sulla <em>crisi di identità</em> a cui spesso vanno incontro i lavoratori sofferenti. Si cerca di comprendere, analizzando la storia della persona, come e quando si siano innescate tali falle nell’IO e si cerca di fornire un supporto adeguato, affinché si riescano a contenere o ridurre.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre <strong>difficoltà lavorative</strong> sono legate ad una confusione di ruoli, per esempio, nelle attività a gestione familiare o nelle società tra amici o fidanzati. Gestire le dinamiche personali separatamente da quelle lavorative è un’impresa titanica; spesso si confondono e le discussioni nate in un ambiente si propagano immediatamente nell’altro. Chi vive queste esperienze non “stacca mai”, si porta il lavoro a casa e la casa al lavoro, generando uno stato cronico di<strong> frustrazione</strong>. In questa casi si rivela utile lavorare sull’intero gruppo familiare o di soci, in modo da elaborare insieme delle strategie efficaci per separare competenze, contesti e richieste.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere capaci di indossare molte <em>maschere</em>, in base ai ruoli che ricopriamo nella vita, è un traguardo fondamentale. Ogni maschera ha il suo momento d’azione, una volta tolta non può più esercitare la sua potestà, ma deve lasciare spazio ad un nuovo aspetto del Sé, altrettanto bisognoso di ascolto e gratificazione. <strong>Non si può indossare una maschera sopra l’altra</strong>, così come non si può assumere una maschera troppo lontana dalla propria conformazione fisica, si rischierebbe di sviluppare una <em>sindrome di personalità multipla</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Che dire del fenomeno del <strong><em>mobbing</em></strong> (dall’inglese <em>to mob</em>: “accalcare, assalire”)? Violenze che ogni giorno vengono fatte subire e da cui non ci si può sottrarre, perché ribellarsi significherebbe perdere il lavoro o la posizione raggiunta. Non è facile trovare strategie efficaci per uscire da questi paradossi, poiché sono, per definizione, strade senza uscita. Le uniche risorse a cui appellarsi possono essere: la richiesta di un intervento <em>super partes</em>, in grado di valutare le dinamiche innescate, oppure l’uscita dalla situazione. Nei casi più lievi si può fare riferimento al proprio senso di responsabilità: non esiste, infatti, una vittima senza un carnefice, si può contribuire a creare la personalità del carnefice continuando a porsi come vittima. Ridefinire la relazione, smettere di attuare le stesse modalità difensive, potrebbe modificare, migliorare forse, la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte persone, invece, lamentano di passare la maggior parte del loro tempo a fare un lavoro che non amano e non le gratifica. Al giorno d’oggi è difficile consigliare di trovarsene un altro, ma darsi da fare, progettarsi nuovi scenari e muoversi concretamente per realizzarli, può essere un buon antidepressivo.<strong> Una strategia utile</strong> è investire la propria energia in attività extra-lavorative gratificanti, che vadano così a migliorare la qualità della vita, rompendo la pericolosa equazione “<em>io sono il mio lavoro</em>”.</p>
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		<title>Come gestire lo stress e come sciogliere la tensione</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 12:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Tatiana Parma]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi d'ansia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi psicologici]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologa clinica]]></category>
		<category><![CDATA[Stress]]></category>

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		<description><![CDATA[Psicologi a Treviso © - Come gestire lo stress. Per stress si intende qualsiasi domanda venga posta all’organismo dall’ambiente, il termine deriva dall’inglese to stress e significa “sottoporre a sforzo, tensione”, dare enfasi a…”. Le richieste e gli imprevisti del contesto &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/tatiana-parma/come-gestire-lo-stress-e-come-sciogliere-la-tensione/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="color: #ff4b33; line-height: 24px; font-size: 16px;" href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-113" title="psico" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it">Psicologi a Treviso</a> ©</strong> - <strong>Come gestire lo stress</strong>. Per <em>stress</em> si intende qualsiasi domanda venga posta all’organismo dall’ambiente, il termine deriva dall’inglese <em>to stress </em>e significa “sottoporre a sforzo, tensione”, dare enfasi a…”. Le richieste e gli imprevisti del contesto in cui viviamo costituiscono la componente oggettiva del fenomeno stress,<span id="more-152"></span> le prime due definizioni dell’etimo inglese. L’enfasi che, invece, viene posta all’evento è un elemento soggettivo e del tutto personale. Un’inadeguata elaborazione di un evento porta a sviluppare un’eccessiva risposta di <em>coping</em> (dall’inglese <em>to cope</em>: “far fronte”). E a reazioni gravi di disadattamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A livello fisiologico </strong>si possono individuare due tipi di reazioni: una di tipo nervoso e una di tipo ormonale. Da un punto di vista nervoso la situazione di pericolo, reale o psicologico, induce alla produzione di due neurotrasmettitori: l’<em>adrenalina</em> e la <em>noradrenalina</em>.<br />
Si tratta di sostanze preziose poiché permettono all’organismo di essere più pronto allo scatto e all’azione. Una dose adeguata di tensione è, quindi, necessaria per sostenere con successo qualsiasi tipo di prestazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da un punto di vista ormonale</strong> vengono rilasciati alcuni specifici ormoni come la <em>prolattina</em> e il <em>cortisolo</em>. Quest’ultimo fa aumentare la quantità di zuccheri nel sangue (glicemia), per permettere all’organismo di avere maggior energia a disposizione e sostenere uno sforzo prolungato; ha altresì un’importante funzione antinfiammatoria. Questo rende meno vulnerabili agli agenti patogeni e meno predisposti a sviluppare malattie, tuttavia, non appena si esce dallo stato acuto di attivazione, si assiste ad un calo di tensione che rende molto più cagionevoli e fragili: l’effetto collaterale del cortisolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se prodotte in eccesso, <strong>tali sostanze</strong> possono provocare disturbi circolatori, somatizzazioni, abbassamento delle difese immunitarie, disturbi del sonno e della condotta alimentare. Colite, ulcera, infarti e tumori sono spesso causati da un eccesso di eventi stressanti. La fonte di tensione maggiore non sono tanto i fatti del mondo esterno, <em>ma siamo noi</em>, il nostro stile di vita, il nostro modo di affrontare le cose. È la nostra rigidità e resistenza a renderci poco flessibili e adeguati alle richieste del contesto. Il problema fondamentale riguarda il fatto che, spesso, travolti dalla routine di tutti i giorni, ci dimentichiamo di vivere realmente, di dare la giusta importanza alle cose.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come fare, dunque, per sciogliere la tensione?</strong><br />
Nella nostra pratica clinica abbiamo trovato utile sottoporre le persone a sedute di rilassamento con tecniche miste di <em>training autogeno</em> e <em>yoga</em>, accanto a colloqui di sostegno e contenimento affettivo. Si dà, quindi, l’opportunità di parlare, sfogarsi (anche piangere, se necessario), di rilassarsi con la musica in un contesto, qual è il setting clinico, fuori dallo spazio e dal tempo, lontano, cioè, dal logorio della vita di tutti i giorni. Le persone imparano, così, ad utilizzare delle strategie più efficaci e a servirsi delle tecniche apprese anche a casa, autonomamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Riportiamo qui <strong>di seguito</strong> alcuni eventi e corrispondenti livelli di stress (tabella adattata da Holmes e Rahe). Come psicologi, lavorando soprattutto sulla prevenzione, riteniamo opportuno che chi si riconosca nelle situazioni più a rischio chieda un aiuto ed un supporto adeguato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Evento  -  Livello di Stress</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>molto alto</strong><br />
Morte del coniuge,  matrimonio, divorzio o separazione, trasloco, periodo di carcerazione, perdita del lavoro, morte di un parente stretto, incidente o malattia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>alto</strong><br />
Riconciliazione con il partner, pensione, problemi sessuali, arrivo di un figlio, grave malattia di un parente stretto, gravidanza, cambiamento di lavoro, problemi finanziari, morte di un amico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>medio</strong><br />
Altri problemi familiari, mutuo elevato, procedimento legale per debiti, cambiamento delle responsabilità lavorative, figli che se ne vanno da casa, problemi con la legge, eccezionale risultato personale, il coniuge comincia/smette di lavorare, inizio o fine della scuola, cambiamento nello stile di vita, cambiamento nelle abitudini, problemi con un superiore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>basso</strong><br />
Cambiamento di orario o condizioni lavorative, cambio di scuola, cambio negli svaghi o nelle attività sociali, mutuo o debiti moderati, cambiamento del sonno, cambiamenti dei contatti con la famiglia, cambiamento delle abitudini alimentari, vacanze, Natale, violazioni minori della legge.</p>
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		<title>Come dimagrire senza soffrire &#8211; L’uomo è ciò che mangia</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 16:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Disordini alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[Dieta]]></category>
		<category><![CDATA[Stress]]></category>

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		<description><![CDATA[Psicologi a Treviso © - Come dimagrire senza soffrire &#8211; Dottoressa Tatiana Parma. “L’uomo è ciò che mangia” (Feuerbach) ·        L’individuo come unità psico-somatica ·        Migliorare le condizioni materiali come conditio sine qua non per ritrovare l’armonia perduta Perchè ingrassiamo? Dieta = &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/disordini-alimentari/come-dimagrire-senza-soffrire-l-uomo-e-cio-che-mangia/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-106" title="psico" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it" target="_blank">Psicologi a Treviso</a> ©</strong> - Come dimagrire senza soffrire &#8211; Dottoressa <strong>Tatiana Parma</strong>.<br />
“L’uomo è ciò che mangia” (Feuerbach)<br />
·        L’individuo come unità psico-somatica<br />
·        Migliorare le condizioni materiali come conditio sine qua non per ritrovare l’armonia perduta<span id="more-104"></span><br />
<strong>Perchè ingrassiamo?</strong><br />
<strong></strong>Dieta = gr. dìaita “decisione, ripartizione (della vita), modo di vivere”<br />
Mettersi a dieta = Abbracciare una nuova filosofia di vita. <strong>Solo il 15% di chi è in sovrappeso</strong> ha ereditato una predisposizione genetica ad ingrassare. Nella maggior parte dei casi entrano in gioco fattori psicologici (equazione cibo-affettività) e sociali (abitudini, stili di vita, fattori culturali).<br />
<strong>Primo step: </strong>escludere qualsiasi tipo di patologia o disfunzione<strong></strong><br />
problemi alla tiroide (ipotiroidismo, disfunzioni), diabete tipo 1 e 2, problemi ormonali ecc.</p>
<p><strong>Secondo step: </strong>mettere a fuoco il vero problema<strong></strong><br />
Quale fame emotiva si nasconde dietro la mia ricerca di cibo?<br />
·        La noia<br />
·        La rabbia ( bisogno di addentare, mordere)<br />
·        La paura di crescere (bisogno di cibi casalinghi, dolci, latte, alimenti cremosi)<br />
·        Il desiderio di protezione (cuscinetti di grasso come “oggetto transizionale”)<br />
·        Il bisogno di trasgressione (le abbuffate notturne, la scelta di orari non convenzionali per mangiare)<br />
·        L’insicurezza (piluccare nel piatto altrui = entrare nella vita degli altri, desiderio di scambio e condivisione)<br />
·        L’infelicità (vuoto esistenziale)<br />
·        Il voler occupare uno spazio (essere importante per gli altri, farsi notare)</p>
<p><strong>Siamo più a rischio</strong> nelle fasi di passaggio da un’età all’altra, spesso i problemi di peso sono legati al conflitto evolutivo che stiamo attraversando, il cibo diventa sostegno, rassicurazione e rifugio.</p>
<p><strong>I NEMICI DELLA LINEA SIAMO SOLO NOI: </strong>la nostra rigidità, la non accettazione di sé <strong></strong></p>
<p><strong>Terzo step: </strong>che fare?<br />
consigli pratici, correttivi<br />
·        Accettazione di sé e dei propri limiti</p>
<p>Si migliora non quando ce lo si impone, ma quando si accetta la realtà così com’è. Da questo atteggiamento nasce lo spirito creativo.<br />
·        9 diete su 10 falliscono: siamo davvero motivati o pronti a perdere peso?</p>
<p>La paura inconscia si dimagrire alla base sei fallimenti. Il corpo che si trasforma come nuova identità.</p>
<p><strong>FALLISCI SE DICI</strong><br />
“devo dimagrire a tutti i costi”<br />
“voglio essere come una star”<br />
“lo faccio perché lui/lei mi vuole in linea”</p>
<p><strong>CE LA FAI SE DICI</strong><br />
“faccio la dieta per me stesso”<br />
“ogni tanto mi concedo una gratificazione”<br />
“voglio divertirmi adesso”</p>
<p><strong>Dall’insoddisfazione per come gestiamo la nostra vita ad una nuova filosofia di vita </strong>( gr. Dìaita)<br />
·        Concentrarsi sul presente</p>
<p>Rompere gli automatismi<br />
Smetterla di rimuginare sul passato<br />
Affrontare le ansie per il futuro<br />
Il presente come tempo del QUI E ORA (lat. hic et nunc), della creatività, del sentirsi vivi.<br />
·        Ricercare il piacere perduto</p>
<p>Sì ai piaceri stimolanti e coinvolgenti, che nutrano l’anima<br />
No ai piaceri superficiali, legati agli oggetti<br />
Riscoprire l’eros e il gioco<br />
Ridere<br />
Sazi, ma non saturi (sazietà non significa pancia gonfia)<br />
Nutrirsi di odori, colori, tattilità, coinvolgere tutti i sensi quando mangiamo</p>
<p><strong>Tre segreti per ritrovare la linea</strong><br />
1)    Essere creativi<br />
2)    Fare il più possibile cose che piacciano e appassionino &#8211; Vivere con gusto e di gusto<br />
3)    ARRABBIARSI!</p>
<p>Ribellarsi alle situazioni che ci stanno strette, saper dire di “NO”<br />
<strong>Essere consapevoli</strong></p>
<p>Esercizi per la mente che fanno bene al corpo<br />
·        Tenere un diario alimentare<br />
Scrivere sulla facciata sinistra di un quaderno gli alimenti assunti nel corso della giornata (senza omissioni), lasciare la parte destra per specificare le emozioni provate al momento del pasto, lo stato d’animo con cui ci siamo accostati al cibo.</p>
<p>·        Mangiamo per reale appetito o lo facciamo per gratificarci?<br />
Vincere gli attacchi di fame vuol dire affrontare la paura di rimanere senza cibo (cibo come affetto, cibo come anestetico).</p>
<p>·        Prima di abbuffarvi respirare e appoggiare le mani su ventre e fianchi,<br />
concentrarsi sulla sensazione di avere un corpo pieno, solido e forte. Se vi rimane ancora la sensazione di appetito, soddisfarsi con qualcosa di leggero come yogurt, crudité di verdure, frutta (evitare quella eccessivamente zuccherina: mandarini, frutta esotica ecc.), barrette proteiche, un bicchiere di latte parzialmente scremato o di soia, ecc.</p>
<p>·       Mangiare davanti ad uno specchio.<br />
·       Mettere tutto quello che ci accingiamo a consumare su un vassoio acquisteremo consapevolezza di quanto ingeriamo.<br />
·       Imparare a sfamarsi senza mangiare</p>
<p>Nutrirsi di letture, musiche, profumi, passeggiate (es. “come antipasto mi concedo   una bella canzone”, “come dessert una buona lettura o un buon film”).<br />
·        Essere sempre vivi e attivi è il modo migliore per scacciare la fame</p>
<p><strong>Situazioni più diffuse</strong><br />
PROBLEMA 1:  “Mangio quando sono triste, per consolarmi”. Cibo = ciucciotto<br />
SOLUZIONE: scrivere cinque cose che vi rendono felici al di là del cibo, iniziate a     metterne in pratica una, troverete gioie alternative alla tavola.</p>
<p>PROBLEMA 2: “Mangio quando mi sento solo”. Cibo = carezze affettive<br />
SOLUZIONE: rendete la vostra casa calda e familiare (luci, musica, profumi), invitate più spesso gli amici per cena, se la casa è piena, mente e stomaco sono più occupati.</p>
<p>ROMPERE L’ASSOCIAZIONE <strong>CIBO = PREMIO</strong> (rinforzo positivo)<br />
<strong>Volersi bene = perdere del tempo per sé </strong><br />
<strong>Volersi bene = essere responsabili </strong></p>
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