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	<title>Centro di psicologia ad indirizzo clinico e dell&#039;età evolutiva e psicoterapia. Dott.ssa Patrizia Tombaccini e Dott.ssa Tatiana Parma &#187; Psicoterapia</title>
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	<description>Psicologia Treviso - Studio di Psicologia e Psicoterapia  -  Carbonera</description>
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		<title>Fare psicoterapia nell&#8217;era postmoderna</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2015 08:54:08 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2013/09/psico4-150x15011.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-311" alt="psico4-150x1501" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2013/09/psico4-150x15011.jpg" width="150" height="150" /></a>Il postmodernismo rifiuta l&#8217;esistenza di una verità unica e oggettivabile, rigetta ogni pretesa di assolutismo e determinismo, invita ad apprezzare la complessità e la diversità del sapere umano. La sfida per la psichiatria del terzo millennio è sicuramente costituita dal superamento dei modelli riduzionistici. L&#8217;intervento psichiatrico può acquisire maggiore adeguatezza ed efficacia essenzialmente attraverso l&#8217;integrazione tra psichiatria, psicoterapia e riabilitazione. In questa logica, è fondamentale un continuo aggiornamento sui modelli teorici che hanno, peraltro, un&#8217;immediata ricaduta in ambito clinico, in generale, e psicoterapeutico, in particolare.</p>
<p style="text-align: justify;">9 Novembre 1989: crolla il Muro di Berlino, simbolo della divisione tra Est e Ovest. Il Muro divise la città di Berlino per 28 lunghi anni: dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, anno in cui la DDR decretò l’apertura delle frontiere con la BRD (NB:Speculare e contemporanea a Berlino, la storia  del muro di Gerusalemme. Proprio mentre cadeva il Muro, ne sorgevano altri, per dividere i territori palestinesi da quelli israeliani. È evidente che le ideologie e i totalitarismi continuano ad essere ben presenti e radicati tra gli esseri umani).<span id="more-386"></span><br />
La caduta del muro diede inizio all’Autunno delle Nazioni, un’ondata rivoluzionaria avvenuta nell’Europa Centrale ed Orientale, quando i regimi comunisti furono rovesciati nel giro di pochi mesi. In quello stesso periodo si dichiarò la fine della guerra fredda. Il crollo del muro è diventato, per questa ragione, il simbolo della crisi delle ideologie e dei totalitarismi, sancendo il passaggio da una cultura moderna ad una cultura postmoderna.<br />
Il pensiero postmoderno è un movimento eclettico, fortemente influenzato da fenomenologia, strutturalismo ed esistenzialismo, in particolare da Nietzsche, Heidegger e dal secondo Wittgenstein (teoria dei giochi linguistici). Tra i più influenti rappresentanti del postmodernismo ricordiamo: Michel Foucault, Jean-François Lyotard, e Jaques Derrida.<br />
Foucault (opere: dal 1961 al 1984) si è avvicinato alla filosofia postmoderna da una prospettiva archeologica, ristoricizzando e destabilizzando le strutture filosofiche del pensiero occidentale. Si è occupato di formazioni discorsive, ossia di come si organizzano i discorsi intorno ai vari saperi (“archeologia del sapere”), in particolare: la sessualità, la follia e la criminalità. Le sue considerazioni più interessanti hanno riguardato la definizione e il cambiamento della conoscenza per opera dei meccanismi di potere e della biopolitica.<br />
Gli scritti di Lyotard sono focalizzati sul ruolo delle narrazioni nella cultura umana e su come tale ruolo sia cambiato quando abbiamo lasciato la modernità e siamo entrati in una condizione postindustriale o postmoderna. Per Lyotard (1979) le filosofie contemporanee legittimano le loro affermazioni di verità non su basi logiche o empiriche, ma piuttosto su basi di storie accettate o metanarrazioni.<br />
Derrida, padre del decostruzionismo, è uno dei maggiori critici della metafisica occidentale. Derrida (2008a; 2008b; 2009a) ha riformalizzato la cultura umana, definendola una rete disgiunta di segni e scritti che proliferano e agiscono, anche in assenza del loro autore.<br />
Il passaggio dal pensiero moderno a quello postmoderno ha influenzato anche il modo in cui gli psicoterapeuti vedono i problemi psicologici ed il loro trattamento, mettendo in discussione le nozioni tradizionali della persona, della psiche, e perfino dei disturbi psicologici e del loro trattamento. Il concetto di Sé, per esempio, non è più considerato una realtà ontologica stabile e separata: l’individuo postmoderno ci appare come unconglomerato di Sé, un’entità sociologica modulata dal linguaggio (Guidano). Come direbbe Heidegger (1956): “sembra che la lingua parli noi, non meno di quanto noi parliamo la lingua”.<br />
In contrapposizione alla visione oggettivistica degli esseri umani come scoperta di fatti e verità, il costruttivismo illustra i modi in cui gli esseri umani costruiscono le loro realtà personali a sociali (Keeney, 1983; Guidano, 1987; Gergen, 1992). Gli esseri umani sono quindi artefici dei loro mondi sociali e psicologici piuttosto che scopritori di &#8220;realtà&#8221; pre-esistenti (Gergen, 1994). Come indicato da Polkinghorne (1992), questa posizione, piuttosto che essere solipsistica, pone l&#8217;accento sui modelli interpretativi comuni a persone che condividono una storia sociale, culturale e persino familiare. Nella visione postmoderna del mondo le idee devono essere &#8220;utili&#8221;, non &#8220;vere&#8221;, ma soprattutto &#8220;non vanno mai sposate&#8221; (Cecchin, 1987; 1997; 2003).<br />
Il pensiero postmoderno ha cambiato il paesaggio psicoterapeutico portando ad una reinterpretazione delle modalità psicoterapeutiche già esistenti e contribuendo allo sviluppo della prospettica narrativa (Epston e White, 1990) e ipertestuale (Giuliani e Nascimbene, 2009).<br />
Ricoeur (1970), rileggendo in chiave postmoderna i contributi della teoria psicoanalitica, ne sottolinea il carattere prettamente ermeneutico: i contenuti di cui si occupa l&#8217;analista sono &#8220;sempre più rappresentativi, dalle fantasie alle opere d&#8217;arte alle convinzioni religiose&#8221;. Inoltre, sebbene Freud intendesse dare alla sua teoria un&#8217;impostazione strettamente scientifica, la teoria non può soddisfare gli stessi criteri logici di altre teorie delle scienze naturali. Più recentemente, Dorpat e Miller (1992) hanno reinterpretato il concetto psicoanalitico del transfert: esso è più di una semplice ripetizione di modalità interattive con le persone significative del passato (oggetti primari), poiché interessa, in modo ricorsivo, anche il rapporto attuale tra l&#8217;analista ed il paziente.<br />
Adler stesso rifiutava la visione di una realtà stabile e conoscibile (Gergen, 1991), anticipando molti assunti del pensiero postmoderno: considerava, infatti, le costruzioni cognitive dell&#8217;essere umano delle &#8220;nozioni fittizie&#8221; che, nonostante tutto, andavano a formare la base del comportamento. Il terapeuta, nella prospettiva adleriana, non è un esperto onnisciente che può dare risposte a soluzioni, il Sé &#8220;creativo&#8221; del cliente è, in definitiva, influenzato dalle sue costruzioni ed aspettative personali e dal loro inserimento nei contesti familiari e culturali (Gergen, 1994).<br />
Nell&#8217;ambito della psicoterapia cognitiva, il postmodernismo presenta, invece, una serie di sfide e criticità e non viene sostenuto da tutte le scuole. Gli approcci costruttivisti di matrice cognitivo-comportamentale, si distanziano dagli approcci tradizionali perché non si interessano al grado di adeguamento alla &#8220;realtà&#8221; delle cognizioni, ma alla loro storia e al loro valore funzionale in specifici contesti (Guidano, 1991). Uno dei compiti principali in queste psicoterapie è dare ai clienti l&#8217;opportunità di sperimentare nuove risposte, che pongano in discussione le strutture di conoscenza disfunzionali e offrano nuove modalità di problem solving, più adeguate al contesto attuale del cliente.<br />
La terapia familiare è stata agevolata in questo mutamento di paradigma dai contributi della teoria dei sistemi. Mentre la tradizione cartesiana del modernismo tentava di analizzare le entità, esaminando le proprietà delle loro parti, chi pensa ai sistemi riconosce che le proprietà intrinseche delle cose non possono essere trovate nelle singole componenti (Capra, 1996). Poiché le parti si uniscono per formare un tutto, emergono nuove proprietà che non possono essere dedotte prima dalle caratteristiche note dei componenti singoli. Pertanto, il terapeuta della famiglia pone l&#8217;attenzione sulle relazioni ed i processi di feedback tra i membri che costituiscono la famiglia come un sistema complesso auto-organizzato, il disagio del singolo (paziente designato) diviene sintomo di un disagio relazionale. Molti terapisti della famiglia, tra i quali Boscolo e Cecchin (et al., 1987), sono stati influenzati dalla concettualizzazione costruttivista della realtà (seconda cibernetica). La Scuola di Milano (Milan Approach) considera il terapeuta &#8220;osservatore nel sistema osservato&#8221; e rinuncia ad ogni pretesa di oggettività: lo sguardo e le ipotesi del terapeuta sono sempre influenzati dalla sua storia, dalle sue premesse, dal fatto di essere, egli stesso, un co-costruttore di realtà e significati (von Foerster, 1987; Maturana e Varela, 1987).<br />
I costruttivisti sociali vedono la realtà quale esito di un processo socialmente negoziato, in cui le pratiche linguistiche costituiscono le &#8220;regole&#8221;, secondo le quali arriviamo alla comprensione del mondo. Pertanto, la narrativa e l&#8217;ermeneutica assumono un ruolo centrale nella comprensione delle convinzioni e delle idee socialmente costruite e mantenute dal sistema familiare. Queste tecniche propongono un&#8217;enfasi sulla prevalenza dell&#8217;esperienza personale, un&#8217;attenzione particolare sul processo di creazione del significato attraverso il linguaggio, a un dedicarsi alla messa in opera del comportamento, come mezzi per la ricostruzione dei problemi.<br />
Uno dei più importanti sviluppi postmoderni della psicoterapia dell&#8217;ultimo decennio è stato l&#8217;emergere della prospettiva narrativa (Epston e White, 1990; White, 1992). I terapisti narrativi tendono a concettualizzare le difficoltà dei clienti come derivanti dalla creazione di storie personali che sono contraddittorie o poco funzionali alle loro esperienze di vita. La terapia consiste nell&#8217;aiutare i clienti a distanziarsi dai loro problemi (processo di esternazione) e a vedere le loro difficoltà come costruzioni aperte alla rinegoziazione ed al cambiamento. Il linguaggio, infatti, è ritenuto essere creatore attivo di realtà piuttosto che semplice specchio di stati di cose esistenti: il gioco di parole umano può condurre a nuovi livelli di significato, che trascendono le loro funzioni originarie di denotazione.<br />
Quasi quarant&#8217;anni fa, la psichiatria ha vissuto la sua primavera: che ne è stato? C’è il pericolo che si ritorni ad una concezione della follia come malattia incurabile, pericolosa e, perciò, da segregare? Si può pensare al postmodernismo come ad una nuova modalità di pensiero che offra maggior flessibilità alla psichiatria e ampli le possibilità di cura nel campo della salute mentale? Non è facile, e certamente poco rassicurante, dover abbandonare l&#8217;idea che esista una realtà oggettiva e oggettivabile. Non è facile, per un terapeuta essere utile al proprio paziente, senza pensare di essere determinante o istruttivo&#8230; dover rinunciare, insomma, alla propria hybris. Se si riesce ad elaborare questo lutto, però, si apre innanzi a noi un nuovo modo di esser-ci, contraddistinto dalla libertà di pensiero, dalla creatività e dal rispetto del sacro (Bateson, Bateson, 1987), che offre, a chi ha il potere e la responsabilità della cura, molte più possibilità di lavoro e di interazione con gli altri, in particolare con il mondo del disagio e della sofferenza.</p>
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		<title>Il problema della diagnosi in psicoterapia</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Dec 2014 13:44:45 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2013/09/psico4-150x15011.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-311" alt="psico4-150x1501" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2013/09/psico4-150x15011.jpg" width="150" height="150" /></a> In Italia la legge 56/1989 in materia di &#8220;Ordinamento della professione di Psicologo&#8221;, stabilisce che l&#8217;esercizio dell&#8217;attività psicoterapeutica, in ambito pubblico o privato, sia riservata a laureati in psicologia o medicina e chirurgia, previa iscrizione al rispettivo Albo e Ordine professionale. Per tale attività la legge prevede una formazione da acquisire, post lauream, mediante corsi di durata quadriennale, presso scuole di specializzazione universitarie o presso scuole private riconosciute dal MIUR (Ministero dell&#8217;Università e della Ricerca). In deroga a quanto previsto dall&#8217;art.3 della legge 56/89, i medici specialisti in psichiatria o neuropsichiatria possono richiedere l&#8217;annotazione nell&#8217;elenco degli psicoterapeuti del proprio Ordine, indipendentemente dall&#8217;aver effettuato la scuola di specializzazione in psicoterapia. Questo in virtù del fatto di essersi già formati in ambito neuro-psichiatrico e di poter prescrivere farmacoterapie. <span id="more-381"></span>Tale deroga rivela quanto sia ancora predominante, nonostante la riforma promossa da Basaglia (cfr. capitolo primo), un modello di tipo bio-medico e organicista. Nessuna norma di legge stabilisce, tuttavia, in modo chiaro, cosa sia la psicoterapia e di cosa si possa occupare. Il fatto che si ritenga una specializzazione da conseguire post lauream, dimostra che sia “qualcosa” di più di un semplice sapere, ma necessiti anche di un saper fare e di un saper essere. Da questo punto di vista, la psicoterapia assomiglia molto all’esercizio di un’arte: richiede una padronanza della tecnica e una buona conoscenza di base, ma, per “funzionare”, deve conservare la sua immediatezza e spontaneità (Madonna, 2003). Lo psicoterapeuta deve essere in grado di lavorare a livelli logici differenti (forma vs processo) e possedere, accanto alle competenze maturate nel corso del proprio percorso universitario, capacità simil-taumaturgiche. Intendendo per thaûma l’esercizio di un sapere esoterico, conferente potere e prestigio, l’etica ad esso connessa e le suggestioni che è in grado di creare (Foucault, 1963; Madonna, 2003). La psicoterapia non può essere appresa “tutta e subito”: richiede una pratica costante e la rivelazione graduale delle sue tecniche. Si acquisisce all’interno di una relazione significativa con i propri maestri e si può raggiungere solo attraverso l’osservazione, l’esercizio e la continua supervisione (Madonna, 2003).</p>
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		<title>Quando si diventa vecchi? Come affrontare i problemi della terza età</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 09:56:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Psicologi a Treviso © - Psicologia dell’anziano. &#60;&#60;Al mio adorato nonno Sergio&#62;&#62; L’aspettativa di vita, al giorno d’oggi, si è notevolmente allungata: non è poco frequente raggiungere e superare gli ottanta anni. La nostra società, tuttavia, non sembra sufficientemente attrezzata a &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/tatiana-parma/quando-si-diventa-vecchi-come-affrontare-i-problemi-della-terza-eta/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="color: #ff4b33; line-height: 24px; font-size: 16px;" href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-113" title="psico" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it">Psicologi a Treviso</a> ©</strong> - <strong>Psicologia dell’anziano.</strong><br />
<em>&lt;&lt;Al mio adorato nonno Sergio&gt;&gt;</em><br />
<strong>L’aspettativa</strong> di vita, al giorno d’oggi, si è notevolmente allungata: non è poco frequente raggiungere e superare gli ottanta anni. La nostra società, <strong>tuttavia</strong>, non sembra sufficientemente attrezzata a gestire questa particolare farse <span id="more-170"></span> del <strong>ciclo della vita</strong>.<br />
Lo dimostra la mancanza di riti di passaggio, quei momenti, cioè, in cui ci si riunisce con il proprio gruppo di appartenenza per celebrare la transizione da uno status ad un altro. Per questa ragione non è facile identificare concretamente quando avvenga la fine della seconda età e l’inizio della terza. A noi piace affermare che: <strong>si diventa “vecchi” quando</strong> si sono perse le speranze di vita futura a quando la propria esistenza pare non avere più senso.<br />
Accanto ad una <strong>componente soggettiva</strong>, c’è però un ineluttabile fattore biologico che caratterizza l’invecchiamento: le cellule dei tessuti smettono di rinnovarsi, l’organismo si indebolisce e aumentano perciò i rischi di malattia. Diminuisce la reattività e la capacità di apprendere cose nuove, si rafforzano, invece, le competenze già acquisite: gli anziani tendono a dare prestazioni uguali o superiori ai giovani nelle definizioni verbali e nella risoluzione dei problemi. <strong>Per questa ragione</strong>, nelle culture tradizionali, l’anziano ha sempre ricoperto il ruolo di saggio, di persona da rispettare e seguire nell’esempio.<br />
Qualità che adesso, nel mondo di internet e delle telecomunicazioni, vengono dimenticate. La nostra società rifugge l’idea dell’invecchiamento, non le conferisce uno status, la nega, nonostante l’età media della popolazione stia progressivamente avanzando. Un problema che, invece, le famiglie avvertono con grande forza, soprattutto quando la persona anziana comincia a manifestare la sua fragilità. In queste situazioni si assiste spesso ad un’inversione di <strong>ruoli tra genitore e figlio</strong>: questi si arroga il diritto di decidere per lui, imponendo le regole dell’accudimento e la gestione del quotidiano.<br />
<strong>Anche se mosso dalle migliori intenzioni</strong>, tale atteggiamento non risulta essere quello più idoneo. Un anziano, infatti, deve essere rispettato nella sua decisionalità, specie se ancora in grado di intendere e di volere. L’ambiente in cui vive è importante e sarebbe opportuno non modificarlo. L’anziano vive di passato, di ricordi; gli oggetti di cui si circonda hanno un’anima, una storia, alterare il suo spazio personale e le sue abitudini è vissuto come fonte di stress e incide negativamente sul suo benessere psico-fisico.<br />
<strong>Non bisogna mai dimenticare</strong>, inoltre, che ci si sta prendendo cura di una persona adulta a cui è necessario rapportarsi con un atteggiamento rispettoso ed empatico. I vecchi non devono essere equiparati ai bambini, anche quando non sono più autosufficienti e divengono totalmente dipendenti dagli altri. Sarebbe opportuno recuperare l’atteggiamento di rispetto e considerazione che si aveva un tempo verso la senilità, ricordandoci che, anche nei casi gravi, i nostri vecchi possono ancora insegnarci qualcosa.<br />
Gli anziani rappresentano la nostra memoria, presentificano le nostre radici, contribuiscono a formare il nostro senso di integrità. È necessario che una società civile non si dimentichi mai di queste importantissime funzioni.</p>
<p><strong>Riportiamo qui sotto</strong> alcune direttive dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) per il benessere dell’anziano:</p>
<p>- Alimentazione equilibrata (dieta mediterranea) con particolare attenzione alla disidratazione (non sente lo stimolo della sete, farlo bere molto).<br />
- Moderata attività fisica (150 minuti alla settimana): camminate, bicicletta, ballo.<br />
- Attività relazionali e sociali.<br />
- Letture, cinema, teatro per allontanare il decadimento cognitivo.</p>
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		<title>Concepire un bambino ed il  bisogno esistenziale di immortalità</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 13:42:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Psicologi a Treviso © - Quando si pensa alla parola “concepire”, immediatamente si associa l’immagine di una coppia, di una donna con il pancione o di una mamma con il suo bambino. Non si pensa, invece, che il concepimento non è &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/tatiana-parma/concepire-un-bambino-ed-il-bisogno-esistenziale-di-immortalita/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="color: #ff4b33; line-height: 24px; font-size: 16px;" href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-113" title="psico" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it">Psicologi a Treviso</a> ©</strong> - Quando si pensa alla parola “<strong>concepire</strong>”, immediatamente si associa l’immagine di una coppia, di una donna con il pancione o di una mamma con il suo bambino. Non si pensa,<strong> invece</strong>, che il concepimento non è semplicemente un atto fisico: prima di tutto, infatti, un bambino viene pensato, si crea quindi una <span id="more-164"></span> rappresentazione del nascituro. <strong>Il verbo</strong> “<strong>concepire</strong>” rende molto bene questo concetto: è sinonimo sia di pensare, ritenere (aspetto psicologico), che procreare (aspetto fisico), ma i suoi significati vanno ancora più in profondità. Il termine deriva <strong>dal latino concipio</strong>, che significa “prendere insieme, accogliere, immaginarsi, aspirare a…”.<br />
Tutto ciò richiede un’ulteriore competenza: la progettualità; per procreare è necessario, infatti, <strong>possedere il senso del futuro</strong>, riuscire cioè ad anticipare, a guardare avanti, ponendosi degli obiettivi che guidino l’azione e le diano senso.<br />
<strong>In gravidanza</strong> il corpo di una donna si trasforma e parte del suo passato e della sua storia vengono attivati e ri-significati alla luce dell’esperienza presente, per questa ragione è importante fornire un aiuto anche a livello psicologico. <strong>Una madre</strong> è, infatti, una donna molto speciale, diversa da una donna che non ha figli. Già durante le gestazione, cambia il suo modo di pensare e di rapportarsi a sua madre: a livello rappresentativo la propria madre diventa una figura fondamentale di identificazione.<strong><br />
Anche il partner</strong> è visto più come padre che come uomo: in questo periodo diminuisce l’interesse sessuale e anche quello per la competizione e il potere.<br />
<strong>Alla nascita</strong> del bambino, la preoccupazione materna primaria di mantenerlo in vita fa sì che il piccolo sia posto al centro di tutto, facendo passare in secondo piano bisogni e desideri individuali.<br />
Tutto quello che stato detto finora può essere utile a comprendere il preoccupante fenomeno della crescita zero che, complice le crisi economica, sta interessando il nostro paese. Il non voler generare bambini può, infatti, essere letto alla stregua di un disturbo depressivo. Il tempo della depressione è infatti un tempo dilatato, immobile, privo di futuro e quindi di creatività. <strong>Quando si genera una nuova vita</strong>, invece, si trasmette parte di noi, del nostro patrimonio genetico. Si crea, quindi, un filo invisibile, che viene arricchito nel tempo da tutti quegli scambi relazionali, che concorreranno a formare la personalità del bambino.<br />
Sapere di poter <strong>procreare</strong> rimane, anche per chi non desidera dei figli, un aspetto fondante della propria esistenza. Il fantasma della sterilità e dell’impotenza, intesa sia a livello fisico che mentale (non essere fertili, non essere creativi), è strettamente connesso alla depressione e all’isolamento. <strong>Per questa ragione</strong> bisogna usare cautela con chi deve subire isterectomie, mastectomie, prostatectomie. Non è solo un pezzo di sé che viene asportato, ma tutto ciò che rappresenta a livello simbolico e inconscio. L’incidenza di patologie di tipo depressivo aumenta negli individui più sensibili e non sufficientemente preparati a questo tipo di interventi.<br />
Come soddisfare, quindi, il nostro <strong>bisogno esistenziale di immortalità</strong>? Essere una persona che si pro-getta nel mondo e si vive le sue relazioni in modo autentico, fare bene il proprio lavoro, essere un buon figlio, un buon fratello, un buon amico, essere una persona che ama e si fa amare… con o senza figli.</p>
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		<title>I problemi di lavoro: disoccupazione, fallimenti, conflitti, mobbing</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 13:37:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I problemi di lavoro: disoccupazione, fallimenti, conflitti, mobbing. Il lavoro (dal latino labor: “fatica, sforzo”) è una componente importante della nostra identità. &#60;Chi sei?&#62;, &#60;Cosa fai nella vita?&#62;, sono le domande che più spesso ci capita di fare quando conosciamo per &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/patrizia-tombaccini/i-problemi-di-lavoro-disoccupazione-fallimenti-conflitti-mobbing/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="color: #ff4b33; line-height: 24px; font-size: 16px;" href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-113" title="psico" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>I problemi di lavoro: <strong>disoccupazione</strong>, <strong>fallimenti</strong>, <strong>conflitti</strong>, <strong>mobbing. </strong><strong>Il lavoro</strong> (dal latino <em>labor</em>: “fatica, sforzo”) è una componente importante della nostra identità. <em>&lt;Chi sei?&gt;, &lt;Cosa fai nella vita?&gt;,</em> sono le domande che più spesso ci capita di fare quando conosciamo per la prima volta qualcuno. Non è difficile, quindi, <span id="more-161"></span> comprendere come le difficoltà che incontriamo nell&#8217;ambiente lavorativo possano ripercuotersi sul nostro funzionamento psico-fisico, andandone ad alterare gli equilibri e predisponendoci a tutta una serie di disagi e malattie psicosomatiche. <strong>Il lavoro</strong> comporta sudore e fatica, ma ci conferisce anche una dignità e uno status agli occhi della società, ci fa sentire <em>ri-conosciuti</em>.La Repubblica Italiana sancisce nell’articolo 1 della Costituzione questo diritto inalienabile, su cui fonda la sua stessa esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando si perde il lavoro</strong>, o non si trova, si è più soggetti a sviluppare patologie di tipo depressivo, proprio perché viene a mancare quel senso di integrità e riconoscimento sociale che garantisce un’attività remunerata. Negli ultimi mesi, complice la crisi economica, è aumentato il tasso di suicidio tra i piccoli imprenditori. Le vittime: gente cresciuta nella cultura dell’<em>homo faber</em>, della ricompensa alle proprie fatiche, della fiducia spropositata nelle capacità umane e nella ricchezza… <strong>Gente che non è riuscita</strong>, proprio perché non ha mai contemplato l’insuccesso, a gestire il fallimento della propria attività, con cui si era totalmente identificata. Per noi professionisti del sociale è importante, oltre ad essere un imperativo etico, riuscire a fornire un sostegno e degli interventi concreti per questa persone a rischio suicidario.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altri disagi</strong> coinvolgono i rapporti con i colleghi e con i capi, la gestione delle incombenze, la divisione dei ruoli. Nell’esperienza di lavoro si mettono in gioco le proprie premesse personali, le problematiche connesse alla nostra identità e al valore che ci viene attribuito. Se l’autostima è bassa si cercherà di ottenere maggior consenso e approvazione, a volte facendo più di quanto venga richiesto o comporti il contratto lavorativo. Si innescherà un <strong>circolo vizioso</strong>, in cui più si fa e più è naturale che si faccia, generando nella persona un senso perenne di frustrazione. Altre volte ci si metterà in competizione con i colleghi, esacerbando invidie, ripicche, gelosie.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è facile trovare<strong> le strategie giuste</strong> per andare d’accordo, poiché ogni gruppo di lavoro ha le sue caratteristiche, storie, finalità. Per questa ragione riteniamo utile leggere le problematiche che ci vengono riportate in chiave sistemica, inserendole, cioè, nel contesto peculiare in cui si sono sviluppate. Spesso le <strong>difficoltà di relazione</strong> sono connesse alle difficoltà do comunicazione; è importante, quindi, affinare queste competenze e migliorare la propria assertività (essere cioè propositivi, ma non impositivi).</p>
<p style="text-align: justify;">Da un punto di vista<strong> psicodinamico</strong> è invece utile lavorare sulla <em>crisi di identità</em> a cui spesso vanno incontro i lavoratori sofferenti. Si cerca di comprendere, analizzando la storia della persona, come e quando si siano innescate tali falle nell’IO e si cerca di fornire un supporto adeguato, affinché si riescano a contenere o ridurre.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre <strong>difficoltà lavorative</strong> sono legate ad una confusione di ruoli, per esempio, nelle attività a gestione familiare o nelle società tra amici o fidanzati. Gestire le dinamiche personali separatamente da quelle lavorative è un’impresa titanica; spesso si confondono e le discussioni nate in un ambiente si propagano immediatamente nell’altro. Chi vive queste esperienze non “stacca mai”, si porta il lavoro a casa e la casa al lavoro, generando uno stato cronico di<strong> frustrazione</strong>. In questa casi si rivela utile lavorare sull’intero gruppo familiare o di soci, in modo da elaborare insieme delle strategie efficaci per separare competenze, contesti e richieste.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere capaci di indossare molte <em>maschere</em>, in base ai ruoli che ricopriamo nella vita, è un traguardo fondamentale. Ogni maschera ha il suo momento d’azione, una volta tolta non può più esercitare la sua potestà, ma deve lasciare spazio ad un nuovo aspetto del Sé, altrettanto bisognoso di ascolto e gratificazione. <strong>Non si può indossare una maschera sopra l’altra</strong>, così come non si può assumere una maschera troppo lontana dalla propria conformazione fisica, si rischierebbe di sviluppare una <em>sindrome di personalità multipla</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Che dire del fenomeno del <strong><em>mobbing</em></strong> (dall’inglese <em>to mob</em>: “accalcare, assalire”)? Violenze che ogni giorno vengono fatte subire e da cui non ci si può sottrarre, perché ribellarsi significherebbe perdere il lavoro o la posizione raggiunta. Non è facile trovare strategie efficaci per uscire da questi paradossi, poiché sono, per definizione, strade senza uscita. Le uniche risorse a cui appellarsi possono essere: la richiesta di un intervento <em>super partes</em>, in grado di valutare le dinamiche innescate, oppure l’uscita dalla situazione. Nei casi più lievi si può fare riferimento al proprio senso di responsabilità: non esiste, infatti, una vittima senza un carnefice, si può contribuire a creare la personalità del carnefice continuando a porsi come vittima. Ridefinire la relazione, smettere di attuare le stesse modalità difensive, potrebbe modificare, migliorare forse, la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte persone, invece, lamentano di passare la maggior parte del loro tempo a fare un lavoro che non amano e non le gratifica. Al giorno d’oggi è difficile consigliare di trovarsene un altro, ma darsi da fare, progettarsi nuovi scenari e muoversi concretamente per realizzarli, può essere un buon antidepressivo.<strong> Una strategia utile</strong> è investire la propria energia in attività extra-lavorative gratificanti, che vadano così a migliorare la qualità della vita, rompendo la pericolosa equazione “<em>io sono il mio lavoro</em>”.</p>
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		<title>I disturbi d’ansia: quando la paura si trasforma in panico</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 22:50:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
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		<description><![CDATA[Psicologi a Treviso © - I disturbi d’ansia: quando la paura si trasforma in panico. L’ansia, secondo un’impostazione psicodinamica, è un meccanismo di difesa che l’individuo attiva quando è posto di fronte a situazioni, pensieri, idee considerati pericolosi per la propria sopravvivenza &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/tatiana-parma/i-disturbi-d-ansia-quando-la-paura-si-trasforma-in-panico-psicologi-a-treviso/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="color: #ff4b33; line-height: 24px; font-size: 16px;" href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-113" title="psico" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it">Psicologi a Treviso</a> ©</strong> - <strong>I disturbi d’ansia</strong>: quando la paura si trasforma in <strong>panico. L’ansia</strong>, secondo un’impostazione psicodinamica, è un meccanismo di difesa che l’individuo attiva quando è posto di fronte a situazioni, pensieri, idee considerati pericolosi per la propria sopravvivenza o funzionamento psico-fisico. Questo <strong>stato affettivo</strong>, <span id="more-139"></span><strong>accompagnato dall’emozione della paura</strong>, è stato favorito dalla selezione naturale, è considerato fisiologico, proprio perché permetteva ai nostri antenati di esercitare l’istinto di autoconservazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ansia</strong>, quando non è più a servizio dell’IO, si trasforma in angoscia e panico, la persona non è più capace di utilizzare le informazioni che può ricavare da questa sensazione e agire di conseguenza, ma se ne lascia travolgere, si paralizza, si disintegra, si sente morire…</p>
<p style="text-align: justify;">L’aver sperimentato nella vita anche un solo episodio di questo tipo porta a sviluppare <strong>un’ansia anticipatoria</strong>, che, generalmente, porta il soggetto a vivere con la costante <em>paura di aver paura</em>, tanto da comprometterne il funzionamento affettivo, lavorativo, sociale. In questi casi, accanto ad un supporto farmacologico, fornito dallo psichiatra, si rivela utile sostenere una serie di colloqui clinici, sotto la guida di uno psicologo.<br />
<strong>Quest’ultimo cerc</strong>a, innanzi tutto, di contenere l’ansia e favorire la strategie di coping (come affrontare il problema), usando principalmente un approccio cognitivo-comportamentale. <strong>In un secondo momento</strong> si cerca di prestare ascolto alle sensazioni riportate, cercando di capire cosa veicolino. Dare voce a ciò che spaventa permette di identificare le paure, inserirle all’interno di una narrazione (la storia personale e familiare), dare quindi un senso, un motivo a tutta la sofferenza provata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parimenti importante</strong> è il coinvolgimento dei familiari o altri significativi per stabilizzare i risultati ed evitare ricadute.</p>
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		<title>La crisi di coppia; quando la coppia scoppia</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 22:47:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Psicologi a Treviso © - La crisi di coppia; quando la coppia scoppia. Una coppia si forma sulla base di un tacito accordo. L’amore non è sempre la conditio sine qua non per cui due persone decidono di stare insieme. Il patto &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/patrizia-tombaccini/la-crisi-di-coppia-quando-la-coppia-scoppia-psicologi-a-treviso/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a style="color: #ff4b33; line-height: 24px; font-size: 16px;" href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-113" title="psico" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it">Psicologi a Treviso</a> ©</strong> - <strong>La crisi di coppia; quando la coppia scoppia. Una coppia</strong> si forma sulla base di un tacito accordo. L’amore non è sempre la <em>conditio sine qua non</em> per cui due persone decidono di stare insieme. Il patto può riguardare la soddisfazione di bisogni complementari oppure interessi comuni.<br />
<span id="more-137"></span><strong>La coppia entra in crisi</strong> quando gli equilibri su cui aveva impostato il suo ménage saltano, mettendo in discussione la relazione e, di conseguenza, l’identità stessa degli individui coinvolti (<em>l’Io intersoggettivo</em>, ossia quelle parti di noi che si originano dall’incontro con l’altro).</p>
<p style="text-align: justify;">Questi meccanismi vengono generalmente agiti con litigi, silenzi, ripicche, piuttosto che pensati; per questa ragione non è facile esserne consapevoli e se ne viene travolti. La coppia scoppia e, in tutto questo calderone, vengono coinvolti amici, familiari, figli… a volte avvocati, che vanno a complicare le dinamiche e ad aumentare la conflittualità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel lavoro psicologico con la coppia</strong> si cerca innanzi tutto di affinare la comunicazione, trovare cioè un linguaggio comune, soprattutto legato ad eventi concreti che entrambi i membri della coppia hanno avuto modo di sperimentare. Da qui si parte per ricostruire il patto, tacito, che li ha portati ad incontrarsi e a seguire un percorso comune.<br />
<strong>Si cerca</strong> si sensibilizzare al punto di vista dell’altro, all’idea che non esiste <em>la</em> verità, ma dei vissuti e che tutti hanno diritto ad avere i propri. Si evita di entrare in assurde logiche causali, in cui esiste un carnefice e una vittima, ma si lavora sul senso di responsabilità e autoefficacia di entrambi, creando un contesto di ascolto empatico e collaborativo. Si dà molta importanza alla storia personale e di coppia e si va alla ricerca di quel <em>patto</em> tacito che ne ha sancito l’unione e che ora sembra traballare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ricerca di un <em>senso</em></strong> risulta fondamentale. Capire i motivi che possono aver innescato una crisi dà ai suoi protagonisti la possibilità di fare qualcosa per affrontarla, permette cioè di non subire passivamente, ma di scegliere e di non farsi manipolare dagli eventi e dalle persone coinvolte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uno spazio importante</strong> viene riservato al percorso di elaborazione del <em>lutto</em>, con tutti i sentimenti ad esso connessi (rabbia, disperazione). Un lutto che può riguardare la perdita del legame e l’elaborazione del distacco, oppure, semplicemente, l’accettazione della “morte” del patto e la creazione di un altro, più idoneo e adeguato all’attuale stile di vita.</p>
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		<title>La depressione, il mal di vivere.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 22:44:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[disturbi psicologici]]></category>
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		<description><![CDATA[Psicologi a Treviso © - La depressione, il mal di vivere. La depressione è una sindrome affettiva caratterizzata da un abbassamento del tono dell’umore, riduzione dell’energia e diminuita attività (da ICD-10: classificazione internazionale delle malattie). La capacità di provare piacere, interesse e &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/tatiana-parma/la-depressione-il-mal-di-vivere-psicologi-a-treviso/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-113" title="psico" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> <strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it">Psicologi a Treviso</a> ©</strong> - <strong>La depressione</strong>, il mal di vivere. <strong>La depressione</strong> è una sindrome affettiva caratterizzata da un abbassamento del tono dell’umore, riduzione dell’energia e diminuita attività (da <strong>ICD-10</strong>: classificazione internazionale delle malattie). <strong>La capacità</strong> di provare piacere, interesse e la concentrazione sono ridotti; è comune <span id="more-134"></span> una stanchezza marcata dopo ogni sforzo, anche minimo. Il sonno è generalmente disturbato e l’appetito ridotto, così come l’autostima e la fiducia in sé, spesso accompagnate da idee di colpa e inutilità.</p>
<p style="text-align: justify;">A seconda del numero e della gravità dei sintomi un <strong>episodio depressivo</strong> può essere classificato come <strong>lieve, moderato o grave</strong>, reattivo ad un evento stressante oppure apparentemente immotivato, ossia endogeno. Vi sono anche delle modificazioni croniche del tono dell’umore non sufficientemente gravi da rientrare nella diagnosi dei <em>depressione maggiore</em>, ma che sono così pervasive e persistenti da comportare una notevole sofferenza e disabilità (<em>distimia</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nei casi più gravi</strong> è necessario un approccio integrato, multidisciplinare, che consideri l’individuo da un punto di vista biologico, psicologico e sociale. La presa in carico dovrebbe riguardare almeno tre figure professionali: medico di base, psichiatra e psicologo.</p>
<p style="text-align: justify;">Poter usufruire di <strong>colloqui clinici</strong> e di sostegno permette alla persona sofferente di elaborare i suoi vissuti, dar loro un senso e, successivamente, riconsiderarli da altri punti di vista. Offre altresì un momento di ascolto partecipe e di stimolazione cognitiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella nostra esperienza</strong> si è rivelato utile anche il coinvolgimento dei familiari; il sintomo depressivo può essere visto, infatti, come una sorta di messaggio, comunicazione, che riguarda l’ambiente in cui l’individuo è inserito. <strong>Lavorare sul contesto familiare</strong> significa sensibilizzare al disagio, oltre che stabilire, tutti insieme, delle efficaci strategie di intervento, legate soprattutto ai problemi e alle difficoltà del quotidiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La praticità degli interventi</strong> veicola un’idea di competenza e fa leva sul senso di responsabilità di ciascun componente della famiglia e del sistema terapeutico. Questo serve ad incrementare l’autoefficacia, restituisce dignità alla persona sofferente, ma, soprattutto, fornisce gli strumenti per poter essere più sereni e autonomi, fa cioè leva sulle risorse a cui si può attingere, siano esse esterne (parenti, patner, amici, personale medico) che interne (resilienza).</p>
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		<title>Dottoressa Tatiana Parma &#8211; Collaboratrice di PsicologiaTreviso</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 17:52:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Psicologi a Treviso © - Dottoressa Tatiana Parma, psicologa clinica e di comunità iscritta all’Albo e all’Ordine degli Psicologi del Veneto al N.4922. La dottoressa Tatiana Parma è nata a Treviso nel 1977, e laureata a Padova nel 2001 con 110/110 e lode in Psicologia &#8230; <a href="http://www.psicologiatreviso.it/tatiana-parma/psicologiatreviso-carbonera-psicologia-treviso/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-98" title="psico" src="http://www.psicologiatreviso.it/wp-content/uploads/2012/03/psico2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong><a href="http://www.psicologiatreviso.it" target="_blank">Psicologi a Treviso</a> ©</strong> - Dottoressa Tatiana Parma</strong>, <strong>psicologa clinica</strong> e<strong> di comunità</strong> iscritta all’Albo e all’<strong>Ordine degli Psicologi del Veneto</strong> al N.4922. <strong>La dottoressa Tatiana Parma </strong>è nata a Treviso nel 1977, e<strong> laureata a Padova</strong> nel 2001 con <strong>110/110 e lode</strong> in Psicologia Clinica e di Comunità ad <strong>indirizzo Psicodinamico</strong>. <span id="more-96"></span>Ho discusso una tesi sperimentale su adolescenti adottati<br />
in tarda età dal titolo: “Tra due vite”.</p>
<p>Ho svolto e  svolgo tuttora esperienza di tirocinio presso l’<strong>ULSS 9 di Treviso</strong>.<br />
Collaboro da tempo con diverse professionalità e ho tenuto corsi di aggiornamento sulla leadership, la comunicazione, il rapporto mente-corpo, la teoria dell’attaccamento, la genitorialità adottiva, la psicologia dei cicli di vita, ecc.<br />
Sono stata <strong>educatrice</strong> nelle attività di doposcuola presso gli istituti primari e, dal 2003 al 2010, <strong>ho insegnato scienze sociali e filosofia</strong> presso una scuola superiore privata.<br />
Attualmente sono iscritta alla scuola di specializzazione in <strong>Psicoterapia Sistemico Relazionale</strong> presso il centro <strong>EIDOS</strong> di Treviso, sede staccata del <strong>Centro Milanese di Terapia della Famiglia</strong> di Luigi Boscolo.</p>
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